Dietro ogni progetto di inclusione sociale ci sono numeri, dati e indicatori. Ma la vera forza sta nelle storie delle persone. Nel corso di “Facilitare le giovani mamme straniere all’inserimento nel tessuto sociale”, abbiamo raccolto tante testimonianze che raccontano un percorso di cambiamento reale.
Queste storie partono spesso da un punto comune: la sensazione di essere sole. “Quando sono arrivata a Roma – ci racconta Amina, 27 anni, originaria del Marocco – non conoscevo nessuno. Mio marito lavorava tutto il giorno, e io restavo in casa con mio figlio senza sapere a chi rivolgermi.” La sua voce si incrina mentre ricorda quei mesi difficili, ma poi sorride: “Poi ho scoperto Euro Mamme, ho iniziato a frequentare gli incontri, e ho trovato altre donne come me. Ora ho amiche, so a chi chiedere un consiglio, mi sento parte di qualcosa.”
La storia di Rosa, arrivata dal Perù, è simile. Anche lei si sentiva isolata, incerta su come muoversi tra uffici e pratiche burocratiche. “Non capivo i documenti che mi chiedevano per l’asilo nido di mia figlia. Pensavo che non avrei mai potuto iscriverla.” Durante un laboratorio linguistico, Rosa ha imparato a compilare quei moduli e a usare le giuste parole per ottenere informazioni. “Quando ho visto mia figlia entrare a scuola il primo giorno, ho pianto di gioia. Sapevo di aver fatto la cosa giusta per lei.”
C’è anche la testimonianza di Biljana, giovane mamma proveniente dalla Serbia, che nei laboratori creativi ha riscoperto un talento dimenticato. “Mi piaceva cucire, ma avevo smesso quando sono diventata mamma. Qui ho trovato altre donne che mi hanno incoraggiata. Ora creo piccoli accessori e li vendo alle amiche. Non diventerò ricca, ma mi sento utile e orgogliosa.”
Le storie non riguardano solo il rapporto con i servizi, ma anche la sfera emotiva. Fatima, arrivata dall’Egitto, racconta di come gli incontri con la psicologa del progetto le abbiano dato nuova forza: “All’inizio mi vergognavo di dire che avevo paura. Pensavo che una mamma dovesse essere sempre forte. Ma qui ho imparato che chiedere aiuto è giusto. Mi sono sentita capita.”
Queste testimonianze parlano anche della capacità delle mamme di fare rete tra loro. Molte hanno creato un sistema informale di sostegno: chi accompagna un’altra mamma a un incontro, chi traduce, chi presta un passeggino o indica dove comprare libri usati. Piccoli gesti che diventano grandi alleati nell’inclusione.
Un esempio toccante è quello di Maria, rumena, che ci ha confidato: “Quando sono arrivata, non sapevo nemmeno come prendere un autobus. Ora sono io a spiegare alle nuove arrivate come muoversi, quali documenti servono. Mi sento di restituire quello che ho ricevuto.”
Le testimonianze raccolte durante il progetto dimostrano che non stiamo parlando solo di attività isolate, ma di un percorso che ha trasformato vite. Donne che prima si sentivano escluse hanno acquisito strumenti concreti, sicurezza e nuove amicizie. Hanno scoperto di non essere sole e di poter contribuire attivamente alla vita della città.
Questi racconti sono anche un messaggio per chi legge: l’inclusione non è un’idea astratta, ma qualcosa che accade davvero quando ci sono spazi sicuri, persone disponibili e istituzioni attente. L’impatto reale non si misura solo in numeri, ma nei sorrisi, nella luce nuova negli occhi di chi ha ritrovato fiducia.
Per questo abbiamo deciso di continuare a raccogliere e pubblicare le testimonianze delle nostre partecipanti. Sono storie che meritano di essere ascoltate, condivise e raccontate, perché danno speranza e mostrano la strada a chi sta ancora iniziando il proprio cammino.
Guardando al futuro, queste mamme sono pronte a diventare esse stesse un esempio, delle mentori informali per altre donne appena arrivate. Ecco la vera forza di un progetto: generare cambiamento che si moltiplica.
Se una frase riassume ciò che abbiamo visto e ascoltato, è quella che Amina ci ha sussurrato all’ultimo incontro:
“Non mi sento più straniera. Mi sento finalmente a casa.”

